venerdì 19 aprile 2013

tratto dal romanzo L'Odore Profano



Lei scappò via ridendo salendo i gradini a due a due, si lanciò sopra al lettone, sistemò le lenzuola, rimboccò i cuscini. Era bello fare colazione a letto. A Miranda sembrava di essere ritornata bambina, quando era ammalata, e la mamma le portava la colazione in camera. Si sentì felice.
“Amore, vengo in studio con te?”
“Altroché, hai una pila di scartoffie sopra alla tua scrivania.”
“Lo fate apposta, ho già molte cose da finire, dovrò ben fare una cosa per volta”.
“Bimba, qui non siamo a scuola, non c’è più il libretto delle giustificazioni. Vuoi diventare un buon avvocato? Bene! Fai ciò che ti dico, senza brontolare.”
Miranda si diresse verso il bagno borbottando. Sotto l’acqua bollente cominciò a pensare da dove iniziare il suo lavoro per svolgerlo nel modo migliore. Immersa nei suoi pensieri, non si accorse di Alois che entrava nel box doccia. Era dietro di lei, e la  premeva. Un attimo e… era già dentro di lei.
Fu una giornata di intenso lavoro, Miranda era  felice, stava imparando tantissime cose e, soprattutto, i suoi capi erano soddisfatti del suo lavoro.
Invitarono Antonio a cena a casa di Miranda. Nella loro casa in collina. Antonio accettò di buon grado. Li seguì con la propria auto e, quando giunsero alla casa, Antonio si complimentò con Miranda per il buon gusto, era davvero molto bella, accogliente. Trascorsero una serata diversa da quelle passate in casa di Giulia e Alois. Quella di Miranda era una casa “intima”: non c’erano persone di servizio sempre intorno, e non era sempre tutto così assurdamente a posto. Era una casa vissuta, amata e curata.   Vi si respirava  un odore semplice, famigliare.
“Cari amici, Miranda, grazie per la splendida serata! Sono stato davvero molto bene con voi. La cena era ottima! Di’ Alois, ma sta picciotta ce l’ha un difetto?”
“No Antonio, non ne ha, e se ne avesse, con la sua grazia li annullerebbe. E’ che... stiamo così bene insieme, verrai più spesso è vero?”
“Volentieri, grazie ancora.” Si chinò e baciò Miranda sulla guancia.

Il mattino dopo arrivarono allo studio con un po’ di ritardo. La segretaria di Alois gli riferì che l’aveva cercato un uomo, questi, l’avrebbe richiamato più tardi e, no, non aveva lasciato neppure il cognome.
Erano da poco passate le undici, quando giunse la telefonata.
“Pronto? Sì sono io, l’ascolto”.
“Avvocato, io e alcune persone vogliamo che lei rinunci al processo.”
“Ma di quale processo sta parlando? Ne stiamo seguendo più di uno”. Alois manteneva la calma, aveva bisogno di prendere tempo per saperne di più, prima che la telefonata si concludesse.
“Mi ascolti molto attentamente e, ovviamente sa bene a che cosa mi riferisco. Noi, non vogliamo che questa cosa vada avanti. Il mio capo ne subirebbe un danno enorme. Non possiamo permettere che questo accada. Avvocato, mi ascolti, non le conviene mettersi contro di noi.”
“Mi sta forse minacciando? Sappia che se dovesse capitarmi una cosa qualsiasi, anche una cosa di poca importanza, non avreste vita facile. Io le do un consiglio: se voi vi sentite tanto forti da credere d’intimorirmi, vi sbagliate di grosso, sono io a dare a voi un avvertimento, non mettetevi contro a qualcosa più grande di voi. Potreste farvi molto male.”
“Avvocato, io le ho riferito quanto dovevo. Pensi alla sua ragazza, lei gli è molto affezionato. Se le dovesse capitare qualcosa, non se lo perdonerebbe mai.”
“Non azzardatevi… mi ha sentito? Non provateci nemmeno ad avvicinarla… pronto…”
  ( tratto dal romanzo L'Odore Profano   continua... ) Nicla

 

giovedì 18 aprile 2013

Parco di Kafue - Zambia


elefanti che attraversano la zambezi

Zambia - cascate Vittoria

Cascate Vittoria - Victoria Falls

 Giulia é qui.  Nuovi orizzonti, nuove emozioni... si fanno strada in lei.
  A presto amici che mi seguite. Buona giornata, dovunque voi siate!  Nicla

tratto dal romanzo L'Odore Profano

“Giulia”, la chiamò lui. Si volse a guardarlo, lo vide più stanco del giorno prima, i suoi bei lineamenti erano tesi, e gli occhi meno lucenti, le fece male vederlo così, avrebbe voluto confortarlo, dirgli tante cose…
“Sì?” Rispose.
“Vuoi venire con me? Mi piacerebbe farti vedere una cosa.”
La tentazione di rispondergli “no” era grande, l’aveva trattata come una donnetta in cerca d’avventure, ma, desiderava troppo stare con lui.
“Sì molto volentieri”, rispose, “al diavolo l’orgoglio!” Disse a sé stessa.
Partirono da soli, non avrebbe mai osato sperare tanto.
Giulia si guardava attorno con stupore, stavano andando dalla parte opposta rispetto al giorno precedente ed il paesaggio era nuovo ed interessante.
“Volevo ringraziarti per l’aiuto che mi hai dato ieri. Senza di te non sarei riuscito a distrarre gli elefanti, e tanto meno prendere il cucciolo e prelevargli il sangue, grazie di cuore.”
“Mi è piaciuto molto distrarre gli elefanti, mi sono divertita!”
“Hai anche rischiato molto. Ero terrorizzato, ma era troppo tardi per fermarti, potevo solo sperare che Iddio ci aiutasse.”
“Spero che tu abbia potuto analizzare il sangue.”
“Sì, adesso devo aspettare per avere tutti i risultati. Domani potrò saperne di più, ti terrò informata.”
Giunsero in una piccola radura. Alcuni mopano, con la loro chioma creavano delle confortanti zone d’ombra. Giulia sentì in lontananza un forte rumore, chiese subito a Joss da dove provenisse.
“Ora vedrai, ancora un po’ di pazienza.”
Lasciarono il fuoristrada e proseguirono a piedi, il rumore ora, era più forte. Giulia riconobbe il frastuono delle cascate.
“Ti piace qui?” Le chiese Joss.
Si trovavano di fronte a uno scenario straordinario. Quasi allo stesso livello della radura, una cascata scendeva giù verso il basso. L’acqua scrosciante aveva, per uno strano effetto dei raggi solari, i colori dell’arcobaleno. Giulia era senza parole. Quella era, un’oasi paradisiaca. Joss la condusse per mano. La aiutò a salire lungo la roccia, lateralmente. A un certo punto l’aggirarono. C’era una grossa fenditura sulla parete rocciosa, alta circa un metro e larga quanto bastava a una persona per passare. Entrarono. Si trovarono all’interno di una grotta. Il luogo era fresco e accogliente. Quasi al centro, un laghetto, aveva uno strano colore… bianco latte. Circa tre metri di diametro. Pressappoco.
“Che posto è questo… sembra di essere in un altro pianeta!” Esclamò Giulia.
“Vieni, avvicinati…” Joss s’inginocchiò accanto alla pozza e vi immerse la mano. Lei lo imitò. Il suo stupore raggiunse il massimo quando sentì che l’acqua era calda.
“Non è possibile, sembra acqua termale!”
“E’ come se lo fosse. Il principio è un po’ diverso, ma la sostanza è quella. L’acqua è ricca di sali minerali, l’ho analizzata, è ricca di zolfo proprio come acqua termale, fa bene al corpo e alle ossa.”
“Che posto incantevole!”
“Togliti la camicia e i pantaloni. Immergiti. Io entro subito, vedrai com’è bello.”
Senza attendere risposta, Joss si tolse la camicia, gli stivali…. Mentre si spogliava, Giulia osservava attentamente il suo corpo scolpito. Il colore della pelle non era molto scuro, d’altra parte sua madre era inglese. Il suo fisico aveva tutta la bellezza dell’Africa. Lo guardava ammirata, mai aveva visto un corpo così perfetto, forse Alois… Scacciò subito il pensiero del suo ex marito. Per ultimo Joss si sfilò i boxer e, di spalle si immerse nell’acqua.
“Vieni, non sai cosa ti perdi se non lo fai.”
Giulia non temeva di entrare nell’acqua. Non temeva, né si vergognava di spogliarsi di fronte a lui. Aveva paura di sé. Come sarebbe riuscita a stargli accanto, con la voglia, viva, di abbracciarlo? Alla fine si arrese. Si spogliò davanti a lui con calma e senza falsi pudori. Lo raggiunse e si immerse nell’acqua calda e solforosa. Chiuse gli occhi appoggiando la schiena sul bordo del laghetto, rimase immobile. Nessun pensiero a sfiorarla. Completamente abbandonata. La mente leggera, annullava ogni sua riflessione. Mai avrebbe immaginato che esistesse un posto simile.   
“Ti piace? Avevo ragione di insistere, dimmi?”
“Sto così bene, che potrei morire all’istante.”
“No, devi vivere, per gioire di questi momenti. Quante altre cose vorrei farti scoprire!” La sua voce era profonda e leggermente roca.
“Oh, sì ti prego, voglio vedere tutte le meraviglie di questo Eden.”     
“Non basterebbe una vita!”
Giulia rimase in silenzio.
“Perché hai smesso di parlare? Che c’è, vuoi dirmelo?”
          (tratto dal romanzo L'Odore Profano    continua.... )

                                un abbraccio... Nicla